Progetto “Scuola in quota”

Poco prima del rientro in classe per l’inizio del nuovo anno scolastico, dall’8 al 10 settembre, un gruppo di studenti del Liceo Statale “L. Ariosto”, accompagnati dai docenti S. Cavicchi e A. Bonaccorsi, hanno partecipato al progetto “Scuola in quota - Alla Scoperta delle sfide ambientali tra Georisorse e Montagne”, una nuova iniziativa che si poneva l'obiettivo di promuovere l’educazione ambientale e avvicinare i ragazzi alla scoperta degli ambienti di alta quota. Il progetto ha previsto un trekking attraverso le Dolomiti del Cadore, della durata di tre giorni, durante la quale il gruppo, coadiuvato da un Accompagnatore di Media Montagna, ha avuto l’occasione di vivere a contatto con l’ambiente montano, pernottando in rifugio ed esplorando un territorio molto diverso dall’abitudinaria pianura di Ferrara.

Siamo partiti dalla stazione di Ferrara al mattino presto e la nostra pazienza è stata subito messa a dura prova da uno sciopero dei treni; siamo comunque giunti a Calalzo di Cadore, il punto di partenza per il nostro trekking. Durante il viaggio, sbirciando dal finestrino, abbiamo potuto apprezzare i paesaggi, sempre più diversi da quelli a cui eravamo abituati, compresa la diga del Vajont, luogo del tragico incidente avvenuto il 9 ottobre 1963: vederla dal vivo ha dato ancora più concretezza ad un evento che fino a quel momento avevamo conosciuto soltanto attraverso i libri.

Giunti alla stazione di Calalzo di Cadore, ci siamo concessi una breve pausa pranzo sui prati circostanti per riprendere energie e familiarizzare con il nuovo ambiente.

Poco dopo abbiamo iniziato a camminare lungo la valle del torrente Talagona, per dirigerci verso il rifugio Padova. Il percorso si è rivelato fin da subito impegnativo, con diverse salite che in alcuni tratti hanno messo a dura prova le nostre gambe. La fatica, però, non è stata l’unica cosa che ci ha accompagnati durante il cammino. Guardandoci intorno abbiamo iniziato a prestare attenzione alla natura che ci circondava e ai paesaggi mozzafiato.

Dopo qualche ora siamo arrivati al rifugio Padova, un locus amoenus, collocato in una bella radura, ben tenuta e curata, in cui pascolavano delle mucche e che offriva panorami suggestivi sul gruppo dolomitico degli Spalti di Toro: un vero e proprio paesaggio da cartolina. Dopo le diverse ore di cammino quel panorama ci è sembrato ancora più bello. Assetati e stanchi, la soddisfazione di essere arrivati insieme ha ripagato ogni sforzo.

Dopo esserci sistemati nelle camerate, ci siamo ritrovati tutti a tavola per la cena, dove abbiamo conosciuto il dott. Mirko Demozzi, il nostro Accompagnatore di Media Montagna. Terminata la cena ci siamo concessi qualche momento di convivialità e poi, come previsto dalla vita di rifugio, siamo andati a dormire intorno alle 22:00.

L’indomani ci siamo alzati al sorgere del sole pronti per la camminata verso il rifugio Tita Barba. Sfortuna ha voluto che le condizioni meteo fossero avverse e perciò lungo il tragitto abbiamo dovuto accamparci in un bivacco nel bosco, dove l’Accompagnatore ci ha illustrato le caratteristiche della flora locale oltre ad alcuni concetti basilari di geologia che ci avrebbero aiutato a interpretare il paesaggio.

Visto che la pioggia non dava segno di smettere siamo tornati al rifugio Padova, dove abbiamo passato il resto della mattinata. Quando è uscito il sole al pomeriggio, sul prato davanti al rifugio, abbiamo partecipato a un’altra lezione sulle rocce sedimentarie e metamorfiche, ben presenti nell’ambiente dolomitico, seguita da un interessante incontro con il proprietario del rifugio, che ci ha illustrato il funzionamento della centralina idroelettrica fondamentale per l'approvvigionamento energetico dell’edificio.

Il mattino seguente, come da programma, abbiamo ripreso il sentiero che ci avrebbe portato a valle, ma le difficoltà causate dalla pioggia ci hanno costretto a una variazione di percorso che ci ha portato a seguire la strada al posto del sentiero. Infine, preso il treno, siamo ritornati a Ferrara nel tardo pomeriggio.

L’esperienza vissuta partecipando a questo progetto, tra tutte le avventure e le disavventure, ci ha lasciato tanto: siamo partiti asciutti, preoccupati per le salite e molto “padani”, e siamo tornati bagnati, preoccupati per le discese e molto più legati alla montagna. Infatti, grazie alle lezioni della guida, alle chiacchierate con i proprietari del Rifugio Padova e alle esperienze dirette, abbiamo sviluppato una maggiore consapevolezza dei rischi e dei comportamenti più responsabili da adottare in alta quota, ma anche e soprattutto della bellezza e della quiete che un mondo non urbanizzato e disconnesso dal web può regalare. In conclusione, crediamo che giornate del genere, così arricchenti, dovrebbero essere vissute da tutti, in particolare chi, come noi, vive in una delle uniche e sole quattro province italiane prive di alcun tipo di alture!

 

  • Pubblicato: 21.09.2026 - Revisione: 21.09.2026